IL CONTRASTO LEGALE

distinguere tra l’eventuale “censura” da operare sulla rete, e il problema della vigilanza sull’hate speech

Divulgare sui social network, nei blog e in generale su Internet un linguaggio che inciti alla discriminazione o a commettere violenze per motivi religiosi, etnici o razziali, significa commettere un reato. 

Per questo nel tempo sono nate leggi e regolamenti che provano a regolare i contenuti d'odio anche sui social network, pur difendendo il valore della libertà d’espressione. 

 

 I Parlamenti e le istituzioni internazionali  devono legiferare su questo tema 

preservando il valore della circolazione libera delle idee e distinguendo tra l’eventuale “censura” da operare sulla rete, e il problema della vigilanza sull’hate speech. A tale necessità non si può più opporre una pretesa immunità extraterritoriale del web né i costi di un sistema di monitoraggio più rapido ed efficiente. L’odio rimane tale, e ciò che è punito offline lo deve essere anche online. Mediavox ha avviato in questo senso sia uno studio approfondito di questa problematica, sia una serie di contatti con esperti che a vario titolo si interessano del problema

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